La Costituzione italiana è diventata nel tempo anche un campo di battaglia politico. È da questa
constatazione che parte Antonio Polito nel suo nuovo saggio, La Costituzione non è di sinistra.
Contro l’uso politico della Carta, che presenterà questa sera alle 19.45, in Largo Castello a
Bisceglie, nell’ambito di Libri nel Borgo Antico. Un libro che riflette sull’uso politico della Carta e
sulla necessità di distinguere i principi fondanti dall’assetto istituzionale, che Polito considera ormai
bisognoso di una revisione.
Polito, perché un titolo come «La Costituzione non è di sinistra»?
«Perché quello che dovrebbe essere ovvio oggi è diventato sorprendente. Soprattutto dalla nascita
della Seconda Repubblica in poi, la sinistra si è un po’ appropriata della Costituzione, presentandola
come qualcosa che apparteneva alla propria storia e tradizione, fino a escludere le forze di centro e
di destra da questa paternità. Quante volte abbiamo sentito, davanti a una proposta di legge o a una
riforma costituzionale, parlare di “attentato alla Costituzione” o dire “giù le mani dalla
Costituzione”, anche quando non c’entrava nulla? È accaduto perfino con leader della stessa
sinistra, come D’Alema e Renzi».
Perché il centrodestra non ha mai rivendicato la Costituzione come propria?
«Il centrodestra ha tentato più volte di raggiungere accordi per modificarla, ma non ha colto due
occasioni importanti: la Commissione bicamerale presieduta da D’Alema e il tentativo del
presidente Napolitano, durante il governo Letta, di istituire una commissione di saggi. Sarebbe stato
possibile procedere insieme e fare del centrodestra una parte del processo costituzionale».
Di seguito l’intervista completa pubblicata sul Corriere del Mezzogiorno del 28 agosto 2026

