«In questa ferramenta ci sono le mie radici»

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Mi capita spesso di raccontare storie della mia città. Quando accade, per me è sempre una grande scoperta. Perché, per quanto si possa conoscere l’interlocutore, ripercorrendo il tempo nella memoria si aprono mondi sconosciuti che aiutano a comprendere il presente. Così è accaduto quando ho incontrato Marco Mattia. Lo conoscevo, conoscevo la sua famiglia. Ho conosciuto il suo papà ma mai avrei immaginato quel che poi ho raccontato su CoratoLive.it, annunciando la riapertura della ferramenta che fu di suo nonno e poi di suo padre. Oggi Marco, con grande coraggio, prova a ripartire da dove suo padre ha lasciato, dieci anni fa. Dallo stesso luogo, dallo stesso bancone, dagli stessi attrezzi. Un’eredità di storia e passione dal valore inestimabile. Di seguito l’articolo che ho scritto per CoratoLive.it

Ci sono luoghi che non si dimenticano. Luoghi che restano nella memoria anche quando restano in silenzio. La Ferramenta Mattia, a Corato, è uno di questi: un punto di riferimento per oltre un secolo, un luogo in cui si entrava per cercare un attrezzo, ma spesso si usciva con molto di più. Con un consiglio, una soluzione, una parola giusta. E con la certezza che lì dentro non mancava mai niente.

Il 16 marzo quel nome tornerà a vivere. Tornerà grazie a Marco Mattia, che ha scelto di riaccendere una storia che appartiene alla sua famiglia ma, in fondo, anche alla città.

I portoni di via Nicola Bucci 20 si riapriranno. È un ritorno alle radici, un filo che si riannoda dopo tre generazioni, una storia che parte dai primi anni del Novecento e arriva fino a oggi con la stessa forza di allora.

Tutto comincia nel 1920 nella bottega di Pasquale Mattia, ebanista. La sua arte poi prosegue con suo figlio Salvatore, impegnato nel laboratorio come suo padre. A loro, padre e figlio, si deve la realizzazione della scrivania attualmente presente nella stanza personale del Sindaco, a Palazzo di Città, così come una delle edicole che custodisce un complesso di statue sacre, nella Chiesa Matrice. Un’edicola intagliata e tornita in legno di noce alla cui sommità si legge l’intaglio in legno con l’anno di realizzazione 1912

In un tempo in cui reperire serrature, cerniere e minuteria era complicato e costoso, fu il fratello maggiore – che prima di arruolarsi al nord Italia aveva lavorato nella falegnameria di famiglia – a suggerire un’idea destinata a segnare il futuro della famiglia: rifornirsi direttamente dalle fabbriche del settentrione per abbattere i costi dei componenti indispensabili per i manufatti in legno realizzati nel laboratorio di Corato.

«Mio nonno comprava quei materiali solo per la sua bottega – racconta Marco –. Poi gli altri falegnami iniziarono a dirgli: “Già che vai, prendine anche per noi”. Così, quasi senza accorgersene, è nata la ferramenta».

Da quel gesto semplice nacque il primo negozio di ferramenta della città, tra i primi in tutta la Puglia. E da lì iniziò una crescita che seguì passo dopo passo quella di Corato.

Quando nel 1966 il fondatore Salvatore venne a mancare improvvisamente, proprio all’interno della sua ferramenta, toccò a Luigi Mattia, appena ventinovenne, prendere in mano le redini del negozio.

«Il giorno dopo la morte di suo padre, il mio papà era già dietro il bancone – racconta Marco –. Ha dedicato tutta la sua vita a questo lavoro».

Negli anni del boom edilizio, la storia cambiò ancora volto. Fu Pasquale Mattia, fratello maggiore di Luigi e zio di Marco, un uomo capace di guardare oltre, ad ampliare l’offerta del negozio di famiglia, portando ceramiche, sanitari e rubinetterie di qualità in un tempo in cui nessuno aveva quel tipo di referenze.

«Aveva una visione lunga – ricorda Marco –. Capì che la ferramenta poteva diventare molto di più».

E così la Ferramenta Mattia divenne ciò che tutti ricordano: un magazzino fornitissimo, quasi leggendario, in cui si trovava davvero di tutto. Dai pezzi più comuni agli articoli più ricercati, dagli strumenti professionali alle minuterie impossibili da reperire altrove. Per decenni, chi cercava qualcosa di “introvabile” sapeva già dove andare.

Ma non era solo questione di assortimento. Era questione di fiducia. La famiglia Mattia non si limitava a vendere: ascoltava, consigliava, indirizzava verso la soluzione migliore. Una professionalità che ha accompagnato generazioni di artigiani e famiglie.

La ferramenta Mattia è rimasta lì, sempre nello stesso punto, mentre la città si evolveva, le strade cambiavano nome, e nella casa sopra il negozio la famiglia Mattia cresceva. I bambini giocavano tra i banconi costruiti dal nonno, tra cassetti pieni di chiodi e utensili che raccontavano il lavoro di generazioni.

E quei segni sono ancora lì.

«I banconi sono quelli originali – dice Marco –. Nel camino scioglievano la colla sul fuoco per lavorare il legno. Sono tavole, chianche, pavimenti, muri che hanno visto passare migliaia di clienti, generazioni su generazioni di artigiani e gente comune».

Poi sono arrivati dieci anni di silenzio. Dieci anni in cui la ferramenta è rimasta ferma, ma non dimenticata. Perché i clienti continuavano a chiedere, a sperare, a ricordare.

«Ci ho pensato a lungo – confessa Marco –. Ma tutti mi dicevano: “Quando riapri?”. E alla fine mi sono fatto coraggio e ho ripreso a scrivere questa storia che non è soltanto della mia famiglia ma dell’intera città».

La riapertura non cancellerà nulla: Marco ha scelto di conservare mobili, banconi, atmosfera. Solo qualche intervento di manutenzione, il resto rimarrà com’è sempre stato.

«Perché qui dentro c’è la nostra storia, le mie radici».

Ed è proprio questo il cuore di tutto: la Ferramenta Mattia non è solo un negozio che torna ad accendere le luci. È una storia che riprende il suo cammino. È un’eredità che continua a parlare alla città. È il luogo dove, da tre generazioni, non manca mai niente. Dove si trova ciò che altrove non c’è. Dove un consiglio giusto può risolvere un problema.

Una storia fatta di lavoro, tradizione e radici profonde.

E dal 16 marzo, anche di futuro.

Giuseppe Di Bisceglie

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